Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il cattivo tenente

Il cattivo tenente


Nuovo appuntamento con “Serata Blockbuster”, la rubrica sull’home video di Pegasus Descending. Questa settimana:

IL CATTIVO TENENTE
di Werner Herzog
con Nicholas Cage, Eva Mendes, Val Kilmer

Con “Il cattivo tenente”, remake dell’omonima pellicola di Abel Ferrara e ultima opera del regista Werner Herzog, abbiamo un po’ tutti i clichè del film crime-poliziesco di genere: un detective tormentato e sfatto, la periferia, l’omicidio, la collusione tra la polizia e il criminale di turno. Tutto già visto, tutto già letto? No. Perché come mi è già capitato di scrivere in passato anche con i soliti e forse un po’ stantii ingredienti si possono creare lavori sempre nuovi. Alla fine ci bastano una ventina di caratteri per scrivere libri ogni volta diversi tra loro e sette note per comporre musica da Mozart all’heavy metal. Allo stesso modo Herzog prende i temi classici del noir e ne fa un film che seppur calato con tutte le braghe nella realtà del dopo Katrina a New Orleans non rinuncia a quelle punte onirico-metafisiche che tanto hanno contraddistinto la sua produzione cinematografica.

Terence McDonagh è un poliziotto, ma prima di tutto una emerita testa di cazzo. E’ il classico sbirro rompicoglioni, uno che ha dato lavoro a generazioni di sociologi permettendo loro di scrivere libri sulla cosiddetta “selezione inversa”, il principio secondo cui andranno sempre i peggiori a rivestire determinati ruoli. L’esempio della polizia è paradigmatico: verranno assunti, per un misero stipendio, i più stronzi, quelli capaci di trovare le motivazioni di un mestiere difficile più nell’abuso della propria autorità e forza legittima che nell’ideale anelito alla legge e alla giustizia. Fortunatamente sono molti gli stratagemmi per abbassare il rischio della “selezione inversa”, ma lo sappiamo, nessun sistema è perfetto, qualcuno riesce sempre a infilarsi tra le maglie delle reti di protezione, per quanto queste strette siano. McDonagh è uno di questi infiltrati.

Se poi uno è già stronzo di suo e in più si procura un gravissimo infortunio che lo renderà in eterno dipendente dagli antidolorifici per salvare un galeotto da sicuro annegamento, beh, le cose non possono che peggiorare. Aggiungetevi la coca, la marijuana, il crack e ogni altra droga che vi venga in mente e l’ameno quadretto è fatto. McDonagh si trova a dover indagare su l’omicidio di una famiglia di immigrati clandestini senegalesi il cui capofamiglia aveva iniziato a spacciare nel territorio di Big Fate, uno solito aprire un buco in testa ai possibili testimoni e per questa ragione mai condannato. Nelle indagini il detective della omicidi dovrà poi anche vedersela con la fidanzata, una prostituta tossicodipendente, minacciata da un cliente poco propenso a pagare e con un papi che sembra poter muovere molte pedine importanti tra i capoccia della Est Coast. Come detto il quadro generale non è per niente originale per chi abbia anche solo una vaga infarinatura e frequentazione del genere poliziesco e noir, ma Herzog riesce a farcire il proprio film di contenuti in grado di andare al di là del genere, a far rigare dritto uno sciancato McDonagh che sembra sempre volersi abbandonare alla parte più oscura di se stesso, deponendo le armi che gli dovrebbero servire per svolgere al meglio il compito che gli è stato dato: far rispettare la giustizia.

Nicholas Cage continuerà ad oscillare per le quasi due ore di film tra il proprio recondito, ma ancora presente, senso morale e gli istinti più bassi dell’essere umano, inoltre esaltati dal cronico dolore dovuto all’infortunio e dall’ipersensibilità causata dall’uso massiccio di droghe e antidolorifici. Non è, questo, un film sociale, New Orleans è uno sfondo più che un protagonista, che rimane sempre e comunque il personaggio interpretato da Cage, autentico one man show. E proprio l’attore di Long Beach è, a mio avviso, il punto più debole dell’intero film. Per quanto la sua interpretazione sia stata osannata dalla critica, per quanto il livello dell’opera è nettamente superiore agli ultimi, numerosissimi lavori recenti di Cage, il ruolo di Terence McDonagh, un ruolo difficile e tormentato, sembra superare le sue capacità attoriali. Cage non ha la “statura” per incarnare al meglio un simile ruolo. Sono infatti molte le sequenze in cui la recitazione di Cage diventa quasi di maniera, basata più sul mestiere di chi la sa lunga piuttosto che su una reale rielaborazione del personaggio. E il costo che siamo costretti a pagare è dato da una interpretazione a tratti fortemente caricaturale di McDonagh, tanto da farci perdere di vista le fondamenta de “Il cattivo tenente” per storcere il naso di fronte alle banalizzazioni dell’attore protagonista che esagera ed esaspera gli atteggiamenti nel personaggio, banalizzandolo.

Nonostante la scelta di Cage, come detto non particolarmente azzeccata, “Il cattivo tenente” rimane uno dei film noir più interessanti che mi siano capitati tra le mani nell’ultimo periodo, la storia di un cattivo che per una volta si è trovato a fare un’azione buona e giusta e che ancora adesso è costretto a pagarne le conseguenze.

CLICCANDO QUI potete vedere il trailer de “Il cattivo tenente” e leggerne la scheda completa.

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5 pensieri su “Il cattivo tenente

  1. Walt in ha detto:

    come al solito la tua critica è super professional! per una volta non sono d’accordo con te! A me Cage è molto piaciuto qui, meno Herzog, che ha rallentato il film con un eccesso di introspezione e qualche citazione di troppo. Ma come dicevo, il professionista sei tu …. ubi maior …

    • Minor nel cessat…eh eh… Ma che professionista, sono un semplice spettatore e lettore, niente di più!

      Ho letto molto e di molto positivo su Cage in questo film, ma non mi ha convinto, anche se ammetto di non essere un particolare estimatore del buon Nicholas, lo ritengo ampiamente sopravvalutato e buono per ruoli (e film) come “Il mistero dei templari” o “Ghost rider”, un ruolo come quello in “Il cattivo tenente” va invece al di là delle sue possibilità, è un ottimo professionista e infatti è ricorso ampiamente al mestiere, però troppo spesso è caduto un po’ sulla caricatura, ha portato troppo all’eccesso una mimica e un modo di fare che hanno, ovviamente a mio modestissimo avviso, spersonalizzato il personaggio di McDonagh. E’ diventato, a tratti, una macchietta. Certo, è un po’ cercare il pelo nell’uovo, perchè il film è comunque molto buono!

  2. Walt in ha detto:

    Vecchio mio! Che dire? Devo ancora una volta dirmi d’accordo con te, è vero, gran mestiere, ma qualche volta cade nella caricatura, come spesso è accaduto ai 3 grandi, De Niro, Al Pacino, Dustin Hoffman. Sono stato troppo superficiale! Anche perchè spesso non mi soffermo troppo sui particolari ma giudico un film in maniera molto rozza: sono stato 2 ore seduto in una sala al buio, mi sono divertito? si o no. Da anni litigo con i miei amici (più o meno) intelletuali: per me il cinema, da quando la cultura pop è diventata made in USA, non è arte è entertnaiment. Cmq leggerti è sempre un gran piacere!

    • Ancora grazie, ma ti garantisco che il giudizio bello/brutto è quello che conta di più! Nello scrivere una recensione, però, si cerca ovviamente di sviluppare un po’ questo fondamentale concetto, magari cercando i lati oscuri – o quelli chiari – di un’opera giudicata bella – o brutta -, però un libro come un film devono in primo luogo essere piacevoli, che non vuol dire far sbellicare, ma coinvolgere, mai annoiare. La vita è già piena di cose noiose e che dobbiamo fare per forza, facciamo che almeno la nostra parte di intrattenimento e passione ne sia scevra!

      Cito Goebbels: quando sento parlare di intellettuali metto mano alla pistola! Speriamo non sia il mio caso…bang?

  3. Pingback: Bangkok Dangerous – Il codice dell’assassino « Pegasus Descending

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