Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

La Napoli nera di Angelo Petrella

Napoli nera


NAPOLI NERA
Cane rabbioso – Nazi paradise
di Angelo Petrella
ed. Meridiano Zero

Devo dirlo: la Meridiano Zero sforna un talento dopo l’altro e non posso che domandarmi cosa sarebbe, diversamente, il mercato editoriale italiano senza questa media-grandissima casa editrice padovana.

È questa la volta di Angelo Petrella, che in un unico volume in edizione tascabile ripubblica le sue due opere d’esordio ovvero i romanzi brevi “Cane rabbioso” e “Nazi paradise”. Come è spesso accaduto con altri scrittori – non ultimo quel genio del noir James Lee Burke – dopo la scoperta o riscoperta da parte della Meridiano Zero hanno aperto le loro aluccie timide e anchilosate per spiccare il volo tra le grandi tette di uno dei vari colossi editoriali nostrani. Petrella non ha fatto eccezione, pubblicando nel 2008 con la Garzanti il romanzo “La città perfetta”, probabilmente la sua prima opera dell’età matura.

Ma torniamo al nostro libro in oggetto. Per prima cosa devo dirvi che non è per tutti. Lo stile con cui Petrella ha forgiato queste due piccole gemme è estremo, non lascia spazio alcuno per una eventuale mediazione con il lettore. O vi piace o vi fa cagare. Terzium non datur. Personalmente mi fa impazzire, avrete ormai capito, se seguite un po’ l’inoppugnabile Pegasus Descending, che amo profondamente uno stile di scrittura fortemente informale, iperrealistico, quasi verbale, un misto composto in percentuali variabili di pura descrizione e di introspezione. Il mischiare il racconto ai pensieri dei protagonisti. Un moderato stream of consciousness. Il gonzo journalism.

Specialmente in “Cane rabbioso” questi due elementi sono fortemente connotati, anche se risulta immediatamente evidente il pesante contributo pagato da Petrella a Irvine Welsh, cosa che non teme di negare, come da ringraziamenti finali. Ma lo si era già capito fin dal primo paragrafo. Insomma, paragonare uno scrittore ad un altro non è mai un grosso complimento da fargli, ma come si dice, “nessuno nasce imparato”, ed è cosa assolutamente normale e pacifica che le opere di debutto paghino sempre uno scotto a qualche illustre maestro. Perché poi ci si può fermare lì oppure fare un passo avanti, cercare una propria strada, da imitatore ed epigono diventare imitato ed “epigonato”. Angelo Petrella fa questo. Impara l’arte e la mette da parte, legge di poliziotti e cazzoni vari scozzesi e li sbatte col muso sul torrido asfalto partenopeo o li porta al San Paolo a vedere Napoli-Reggina.

Due storie, dicevamo. Nella prima, “Cane rabbioso”, la più urticante, abbiamo a che fare con un poliziotto corrotto e tossico, aderente a una sorta di organizzazione segreta, uno che non si fa tanti scrupoli a usare il proprio potere conferitogli dalla legge per soddisfare ogni sua personale pulsione. Peccato, però, che un giorno qualcuno cerchi di incastrarlo. Di fotterlo per bene. E allora bisogna indagare e neutralizzare il nemico. In “Nazi paradise” il protagonista è invece un hacker skinhead, un nazista con sessant’anni di ritardo. Anche lui viene incastrato e per cercare di uscirne vivo e vegeto deve collaborare con gli odiati sbirri nella risoluzione di un caso che coinvolge teste d’uovo altolocate e hackerelle comunistoidi carine, ma un poco stronze.

Petrella ci trascina in una parte del nostro Paese che non avremmo mai voluto vedere, un frammento di questa nostra Italia che non possiamo semplicemente derubricare a mera opera di fantasia. E lo fa con gli strumenti propri del grande narratore, con delle trame accattivanti pur nella loro semplicità e forse immaturità, ma soprattutto piegando l’uso della lingua ai propri voleri, facendo sì che ogni sua parola scritta sia una immagine nella nostra mente in grado di raffigurare come un Hieronymus Bosch della carta il degrado fisico, sociale e morale che, a volte invisibile o celato, ci circonda e in parte ci fa piombare nelle retrovie delle varie classifiche Eurostat, a giocarcela una volta con la Grecia e la Spagna, ora con la Romania o qualche altra repubblica dell’est. Non c’è consolazione in “Napoli nera”, non c’è “e alla fine arrivano i nostri”. Indipendentemente dalla parte in cui giochi devi cavartela da solo, spremere tutte le tue energie residue per uscire dalla merdosa cloaca in cui sei caduto. Altrimenti cazzi tuoi.

Le gemme di Angelo Petrella sono preziose ma nere, nerissime, così nere che anche i nuovi televisori al Led gli fanno un baffo sbiadito. Se avete gli occhi per vedere prendete e leggete. Diversamente lasciate perdere, le librerie sono piene di altri titoli più consolanti e in cui la speranza ha ancora un proprio ruolo da interpretare.

CLICCANDO QUI potete leggere una intervista ad Angelo Petrella.

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3 pensieri su “La Napoli nera di Angelo Petrella

    • Grazie mille Giulia! A proposito, hai mai letto niente di Petrella? Credo che potrebbe essere un autore interessante per il tuo sito, ci starebbe bene una bella intervista, anche se per avere un quadro esauriente su questo scrittore bisognerebbe aver letto “La città perfetta” (cosa che non ho ancora fatto, ma ce l’ho in lista), opera credo più matura di questa “Napoli nera”…Te la butto lì!

  1. No di Petrella non ho mai letto niente cercherò di rimediare, se poi tu recensisci Zannoni avvisami nè….

    Giulia

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