Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Con tanta benzina in vena

Con tanta benzina in vena

Con tanta benzina in vena


CON TANTA BENZINA IN VENA
di Warren Ellis
ed. Elliot
Traduzione di Luca Fusari

Pulp. Molto pulp. Pure troppo.

Potrebbe essere sintetizzata così una recensione di “Con tanta benzina in vena”, allucinata opera di Warren Ellis, altro figlio illegittimo di quella nidiata di romanzieri che si sono fatti le ossa scrivendo sceneggiature di fumetti – per lo più per la Marvel – e che stanno invadendo il mercato editoriale con un nuovo genere ibrido, un misto tra il noir, la commedia, il pulp e la critica sociale. Insomma, Warren Ellis viene a poggiare le chiappe nel magmatico loft in cui Duane Swierzczynski con “Uccidere o essere uccisi” ,Victor Gischler con “La gabbia delle scimmie” e Josh Bazell con “Vedi di non morire” stavano già alloggiando spaparanzati, scoreggiando e bevendo birra a litri, intenti a rivoluzionare un genere mentre Quentin Tarantino e Robert Rodriguez giocavano a freccette lì al loro fianco.

Michael McGill è il detective più scalcagnato di tutta New York o forse dell’intera East Coast americana, incapace pure di fare la pelle a un cazzo di topolone marrone che gli caga nella tazza del caffè dopo aver tentato di accoppiarsi carnalmente con il suo sandwich al prosciutto. Chi potrebbe mai assumerlo per risolvere un intricatissimo caso? Ovvio, il governo degli Stati Uniti d’America.

Inizia così una sequenza interminabile che porterà McGill, affiancato dalla ninfomane Trix Holmes, in un anfetaminico tour attraverso i peggiori cessi e buchi di culo di quella parte d’America non in grado di guadagnarsi una copertina della rivista Time, sballottato tra panzoni capaci di eccitarsi e sprizzare sperma da tutte le parti solo con dei lucertoloni stile Godzilla e gay palestrati che passano il fine settimana a iniettarsi soluzione salina nelle palle. Volete provare?

Pulp: il romanzo è quanto di più pulp abbia letto negli ultimi tempi, anche se diversamente, ad esempio, dagli autori citati sopra. La penna affilata, paradossale e parodistica di Ellis non si concentra sulla violenza estrema, sul sangue e sui morti ammazzati, bensì sul sesso, sulla morale mainstream, sulle perversioni che si nascondono sotto le coperte anche di insospettabili impiegati (o governatori di regione). Il tutto è condito da una infinita ironia, grassa ironia, intendiamoci, ma che personalmente mi ha fatto sbellicare in più di una occasione.

Molto pulp: ok, uno deve prendere un dannato Boeing 737 per andare da una città all’altra degli States e può capitargli di avere a fianco un amorevole serial killer che gli confessa alcune delle sue peculiarità e abilità tecniche oppure un detective che sembra più fuori di testa del summenzionato serial killer e che si guadagna da vivere dando la caccia ai peggiori – o migliori – depravati sessuali residenti “in questo [tuo] grande regno della libertà” (ipse dixit Horace McCoy) mentre, invece, noi altro non facciamo che trascinarci “per il ventre malato dell’America” (ipse dixit Warren Ellis). Insomma, “Con tanta benzina in vena” è un succo concentrato di polpa pulp, una immensa presa per il culo di tutto ciò che vediamo alla tv o leggiamo sui giornali, una parodia in salsa porno-erotomane della nostra società.

Pure troppo: non è un libro per tutti, non è, questo, un romanzo capace di piacere tanto al ragazzino (non fatelo leggere a vostro figlio, sarebbe rovinato!) quanto alla vecchietta che legge tre pagine per prendere sonno tra un barbiturico e la camomilla col finocchio. È un libro estremo, è un autentico calcio nelle palle, molti potrebbero non gradire il suo essere costantemente sopra le righe, la sua continua ricerca dell’assurdo, dell’esagerazione, della scena rivoltante che vi farà storcere il naso. “Con tanta benzina in vena” è il classico libro che o vi fa capottare dalle risate mentre ve lo sciroppate in una nottata oppure vi fa completamente cagare e imprecare il fottuto recensore su un cazzo di blog che, forse, vi ha indotto a cacciare fuori i 16,50 euro peggio spesi della vostra vita. Ovviamente sta a voi decidere a quale delle due razze appartenete. I soddisfatti o i rimborsati?

L’unica nota negativa dell’intero romanzo consiste, invece, nel finale, realmente non all’altezza delle pagine precedenti e con un cambio di tono rispetto a quanto scritto prima che ci instilla il sospetto che Warren sia arrivato un po’ lungo con i tempi di consegna del manoscritto, raffazzonando quattro cagatine del topo marrone di McGill e incollandole lì senza troppe pretese. Ma, forse, quello che doveva dire lo aveva già detto.

Roanoke scrutò svelto Trix e inchiodò Menlove con un’occhiataccia. “C’è una ragazza qui, mister Menlove”.
“L’abbiamo controllata, signore. In realtà ha un piccolissimo pene. Come quello di un bambino. Testicoli non scesi”.
“Okay. Bene. Come il vostro agente qui. Sembra che ce ne siano davvero un sacco in giro. Dev’essere l’acqua che i poveri sono costretti a bere. Bevono acqua, vero?”.
Menlove si raddrizzò e si spostò alle mie spalle. “Mi dicono che non possono permettersi l’acqua, signore, e bevono una cosa che si chiama Sprite”. [pg. 114]

CLICCANDO QUI potete leggere una recensione di “Con tanta benzina in vena” firmata da Matteo Strukul e pubblicata su Sugarpulp.it

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3 pensieri su “Con tanta benzina in vena

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