Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Il seme della colpa, romanzo sulla solitudine

Il seme della colpa

Il seme della colpa


IL SEME DELLA COLPA
di Christian Lehmann
ed. Meridiano Zero
Traduzione di Giovanni Zucca

“Il seme della colpa” (ed. Meridiano Zero) di Christian Lehmann è, semplicemente, un piccolo gioiello. È uno di quei libri che, una volta letti, difficilmente passa. Perché? Perché fa male. Perché ti si pianta nella carne come un chiodo e ti scarnifica, velocemente durante la lettura per poi proseguire lentamente una volta finito e riposto nella libreria di casa. Questo libro è una stigmate nella mano del lettore, un promemoria all’uomo sul dolore e la solitudine dell’Uomo. È un’opera di grande letteratura in grado di riecheggiare sullo sfondo gli scritti imperituri di gente come Camus o Cèline.

Francamente è ancora oggetto della mia riflessione se l’aver categorizzato “Il seme della colpa” come un libro noir, cioè di genere, sia stato per l’opera stessa un vantaggio o uno svantaggio. Da un lato può averne favorito la lettura da parte di lettori “di genere”, affezionati, cioè, a tutto ciò che reca in sé mistero, morti ammazzati, verità nascoste, permettendo loro di andare, invece, al di là del genere stesso e gustarsi un libro che magari non avrebbero mai avuto occasione di prendere in mano. Dall’altro lato, diversamente, può aver scoraggiato quei lettori un po’ con la puzza sotto il naso, quelli che reputano il noir come una non categoria letteraria di serie C poco adatta ai loro fini cervelli da intellettuali della domenica e da premio Strega. Si perderanno un’opera che si beve a colazione come un uovo crudo i vari Giordano, Scarpa, Mazzantini, Coelho e newagisti vari.

Laurent Scheller è ormai un ex medico, da tempo non pratica più la professione avendo preferito adagiarsi tra i comodi guanciali garantitegli dal successo televisivo del suo programma sulla salute. Una notte, però, la chiamata di Béatrice, la moglie del suo ex amico e collega Thierry Salvaing, lo rigetta in un mondo che sembrava essersi ormai lasciato definitivamente alle spalle. Thierry è infatti stato arrestato con l’accusa di aver praticato l’eutanasia su una sua pazienze affetta da un tumore in fase terminale. La moglie gli chiede di darle una mano per cercare di scagionare il marito, magari facendo ricorso alle sue tante conoscenze in ambito giornalistico e legale. Laurent si ritroverà in questa maniera coinvolto in un vortice che inesorabilmente lo porrà a confronto con il suo passato e il suo presente, spalancando, contestualmente, un’incognita sul suo futuro.

Come dicevamo sopra “Il seme della colpa” è soprattutto un libro sulla solitudine. La solitudine di Laurent, terribilmente ammantata di lustrini e paillettes, perso nell’inseguimento di una continua fama effimera tra i nani, le puttane e le ballerine della televisione, avendo rinunciato ormai da tempo alla passione e alla vocazione del suo antico mestiere. La solitudine di Thierry, figura che rimane sempre sullo sfondo, di cui i personaggi non fanno altro che parlarne per tutto il romanzo ma che compare solo in poche pagine, stritolato tra legge e morale. La solitudine di Béatrice, una donna costretta a farsi carico di problemi e accadimenti che vanno al di là delle sue forze. La solitudine di Daniel, altro vecchio collega e amico di Laurent e Thierry che compare solo nei flashback del protagonista, vittima impotente di poteri per lui troppo forti quali il profitto senza pietà e il cinismo senza ragione.

E sullo sfondo i grandi problemi della nostra attualità: l’eutanasia, la riflessione su cosa sia l’umano, lo strapotere feroce ed egoista delle case farmaceutiche, il mondo dorato e accecante della televisione, la provincia minuta, le persone semplici veri motori della Storia minuta di tutti i giorni, il senso da dare alla proprio vita attraverso l’onesto lavoro quotidiano, il significato di un mestiere – quello del medico – che molti vorrebbero essere una missione, ma che l’abitudine trasforma soventemente in un mero mercenariato egoista e carrieristico.

Il libro ha solo 158 pagine, un piccolo mazzo di carta che però aumenta progressivamente il suo peso con il progredire della lettura a causa del crescente peso specifico derivato dagli argomenti trattati e qui solamente accennati. “Il seme della colpa” è un libro tanto breve quanto denso. In un precedente post intitolato “Prossimamente in libreria: un poker d’assi!” e pubblicato su Pegasus Descending, in cui per la prima volta parlavo di questo romanzo, concludevo dicendo che “Io 13,50, se fossi in voi, li spenderei per questo libro. Potreste guadagnarci moltissimo e perdere tre birre al massimo. Ve le offro io”. Beh, credo che dopo aver letto questo libro, se seguirete il mio consiglio, le tre birre me le offrirete voi.

CLICCANDO QUI potete leggere la recensione pubblicata su Angolo Nero, mentre CLICCANDO QUI quella su Non Solo Noir.

ps: una menzione speciale per la casa editrice Meridiano Zero, capace di tirare fuori dal cappello un altro grandissimo autore finora passato inosservato in Italia e di abbinargli, per il suo primo romanzo, una copertina semplicemente perfetta e capace come poche di riassumere in una immagine il contenuto e le sensazioni del libro intero. A me ha ricordato le stuggenti marine di Sandro Luporini.

CLICCANDO QUI potete leggere una interessantissima intervista a Christian Lehmann pubblicata sul blog LiberidiScrivere!

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6 pensieri su “Il seme della colpa, romanzo sulla solitudine

  1. Recensione asciutta e nello stesso tempo coinvolgente, non dici troppo e nello stesso tempo fai intravedere i punti forti del romanzo, spero davvero che Christian risponda perchè sarebbe una buona occasione per conoscerlo meglio, non mi pare che ci siano molte occasioni in giro, un consiglio manda la tua recensione a Marco Vicentini il patron di Meridiano Zero magari la pubblica sul sito della casa editrice ;)http://www.meridianozero.it/press/lehmann1rec.htm

    ciao

    Giulia

  2. Ciao Giulia,
    grazie per la recensione, ho cercato di fare del mio meglio perchè il libro è ottimo e spero che molte persone lo leggano, sono certo che lascerà loro qualcosa, come dovrebbe fare ogni buon libro. Spero anche di leggere altri libri di Lehmannm, magari ancora con la Meridiano Zero, credo una delle migliori case editrici italiane e l’unica in grado di tirare fuori dal cilindro sempre ottimi misconosciuti scrittori e di scommettere su di essi. Non è un caso che poi le vengano puntualmente “fottuti” dai giganti, vedi Burke, Petrella, Ledesma, solo per citare i primi che mi sono venuti in mente. Credo anche di essere già schedato tra i blog che seguono, alcune mie recensioni dei loro libri sono state pubblicate sul loro sito. Spero almeno siano utili. Al massimo ci siamo divertiti!

    A presto, spero con l’intervista di Lehmann!

    Andrea

  3. Ho mandato a Christian la tua bellissima recensione premetto che è molto entusiasta della bella accoglienza che ha ricevuto in Italia Giulia

  4. Grazie! Speriamo che gli piaccia e la condivida! Credo che è stato accolto bene anche e soprattutto perchè ha scritto un bellissimo libro… Vuoi una previsione, un vaticinio? Il prossimo libro di Lehmann sarà pubblicato con un big dell’editoria italiana, non so, Mondadori, Einaudi o forse Adelphi. Anche se io spero rimanga alla Meridiano Zero…

    Ancora grazie!

    Andrea

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