Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Tre ore di pura follia. Che patacca!

Tre ore di pura follia

Tre ore di pura follia


Tre ore di pura follia
di Richard Matheson
ed. Fanucci
Traduzione di Rosangela Bonsignorio

“Perfino adesso, dopo tre anni di matrimonio, dopo una lunga intimità e molte scoperte, lei riusciva ancora a sorprenderlo. E il fatto che adesso portasse dentro di sé un segno tangibile del loro amore rendeva tutto ancora più eccitante e meraviglioso” [pg. 30]. Mi immagino la faccia dell’editor che si ritrova tra le mani il manoscritto di un giovane sconosciuto con velleità letterarie nel leggere queste poche righe nelle pagine iniziali di un romanzo thriller, almeno sulla carta. Se a questo mondo ci fosse una logica e, a maggior ragione, se il magico mercato dell’editoria fosse guidato solo ed esclusivamente – o almeno prevalentemente – da una vis meritocratica il malloppetto di pagine firmate in calce “Richard Matheson” e intitolato “Fury on Sunday” (Tre ore di pura follia, ed. Fanucci) dovrebbe finire dritto dritto nel cesto per il riciclo della carta. Se poi a tutto ciò aggiungete la seguente esternazione, sempre alla famigerata pagina 30, beh, credo che manderete al diavolo il riciclo della carta per dedicarvi ad una più soddisfacente attività da piromane: “Lo so, piccola” disse. “Anch’io ti amo”. Cazzo, l’uomo che non deve chiedere mai. E parte la musichetta di Gillette, il meglio di un uomo. “Lo so, piccola”. Diobò!

Cerchiamo allora di darci una spiegazione, non potendo ovviamente ipotizzare che l’editor fosse un idiota. “Tre ore di pura follia” dovrebbe essere un thriller, forse più un racconto lungo che un romanzo, vista e considerata la totale pochezza della trama e la presenza di personaggi scarsamente caratterizzati e senza un briciolo di complessità che sia in grado di farci appassionare alla narrazione e affezionare, in un modo o nell’altro, a loro. Con questo romanzo Matheson proseguiva quella che sarebbe diventata la sua “Trilogia in nero” dopo la pubblicazione di “Ricatto mortale”. Sono opere molto ravvicinate nel tempo: il primo capitolo della trilogia risale al 1953, così come il romanzo che stiamo qui recensendo, anche se Wikipedia riporta come data di pubblicazione il 1954. Il sospetto è che tutto questo insieme di opere sia stato consegnato all’editore contemporaneamente. Se su “Ricatto mortale” non abbiamo la possibilità di pronunciarci non avendolo letto, diversamente non possiamo che rimanere perplessi nel constatare che un libro come “Fury on Sunday” abbia visto la luce editoriale. Ma, come dicevamo sopra, forse una spiegazione c’è e si trova, questa volta, nel capolavoro assoluto di Richard Matheson e della fantascienza novecentesca in generale. Stiamo ovviamente parlando di “Io sono leggenda”. Indovinate un po’ di che anno è? Giusto: 1954.

Saremo forse dei vecchi, inguaribili complottisti del cazzo, ma nessuno ci può levare dalla testa che grazie al successo di “Io sono leggenda” Matheson abbia acquisito quella autorevolezza che gli consente di pubblicare qualsiasi porcheria gli capiti a tiro, persino la sua lista della spesa, e trovare una casa editrice compiacente che lo pubblichi. Tornando all’editor di prima, quest’ultimo avrà probabilmente intravisto nell’opera fantascientifica dello scrittore di Allendale un potenziale successo decidendo, contestualmente, di sfruttare l’onda lunga gettando tra gli scaffali delle librerie anche il romanzetto thrillerino “Fury on Sunday”, poche pagine che, eventualmente, avrebbero solo fatto incazzare qualche lettore appassionato. Perché ciò che conta non è pubblicare bei libri, ma venderne tanti di libri. Se poi sono belli o se fanno cagare, beh, pazienza, non si può mica volere tutto dalla vita. Il bilancio economico è però in attivo. Stessa cosa dicasi per la Fanucci, che non posso credere non si sia accorta della abissale distanza qualitativa esistente tra “Io sono leggenda” e “Tre ore di pura follia”. Però Matheson tira. E io sono uno dei fessi che ci è cascato.

Perché una recensione tanto critica da parte mia? Perché che senso ha scrivere, ma soprattutto leggere, un thriller in cui non vi è un briciolo di tensione, di suspense, in cui dopo dieci pagine prevedi già come andrà a finire? Cerco di fare un po’ di autocritica, forse il trovare questo romanzo ampiamente insufficiente è dovuto al mio essere un lettore del 2009 quando, invece, il romanzo risale ad un mondo fa. Però poi mi dico, cazzo, che il miglior libro da me letto quest’anno è “Un sudario non ha tasche” di Horace McCoy, anno 1937, dicasi ’37. E allora? I libri belli non hanno età, sono sempre contemporanei. E “Tre ore di pura follia” di Richard Matheson, nonostante il nome altisonante del suo autore, altro non è che un libro brutto. Punto e basta, senza troppe menate e senza cercare mille spiegazioni a questo fatto. Due sono, però, le notizie positive: il libro è breve, 164 pagine scritte con un carattere da sillabario per bambini della prima elementare, la lettura è noiosa ma non lunga. E, infine, che i miei fottuti 16 euro spesi per questo libro servono alla Fanucci per pubblicare gente come Thompson, Nisbet, Lansdale e, udite udite, il nuovo James Lee Burke, arrivato ufficialmente il libreria e di cui, CLICCANDO QUI, potete vedere la sua fantastica copertina [512 pg. per 18,50 euro, a fronte dei 16 euro per il Matheson. Fanculo diobò!]

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

6 pensieri su “Tre ore di pura follia. Che patacca!

  1. non vorrei sembrare un leccaculo (anche perchè non ne ho motivo), ma le tue recensioni sono veramente ottime. ti segnalo in giro… 😉

  2. Grazie mille Al, le tue parole non possono che lusingarmi! E tranquillo che, almeno ai miei occhi, non appari assolutamente un leccaculo, oltre a non conoscerci – se non per queste poche righe – qui non c’è una minchia da guadagnare, è tutto a costo zero! eh eh…

    Ne approfitto anche per scusarmi per qualche piccola imperfezione che ho scovato rileggendo stasera la recensione, ho posto rimedio, i refusi si nascondono in ogni piega del testo, brutti bastardi (senza gloria)!

    E mi raccomando, continua a segnalare in giro Pegasus Descending, il vostro blog preferito su thriller, pulp, noir, hard boiled e tutto ciò che vi fa passare qualche ora senza troppi affanni!

    Andrea

  3. mbj in ha detto:

    perfettamente d’accordo con il tuo commento…
    l’ho distrutto anche io… ‘na schifezza!

    • Grazie mbj, mi dispiace per Matheson, ma se un romanzo è una cagata è una cagata, bisogna dirlo! Sconsigliatissimo. Continua a seguire il nostro blog, mi raccomando! A proposito, sei già diventato nostro fan su Facebook? Puoi farlo accedendo dalla home page di Pegasus Descending…

  4. completamente, ma completamente d’accordo
    vabbè…
    perdionamo richard
    e abbasso la fanucci!

    • Anche i grandi scrittori possono scrivere brutti romanzi, ahinoi! Il romanzo di Matheson è pessimo. La Fanucci, comunque, mi piace molto come casa editrice, spero solo torni a pubblicare gente come Zeltserman, Nisbet, James Lee Burke, tutti autori che, nel caso in cui tu non li conoscessi, ti consiglio di recuperare. Saluti!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: