Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Killshot: la Fortuna è una zoccola

Killshot

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Killshot
di Elmore Leonard
ed. Einaudi Stile Libero
Traduzione di Luca Conti

L’aveva già capito quella sagoma di Niccolò Machiavelli quando nel 1513 si mise buono buono seduto al suo tavolino per scrivere “Il Principe”: la Fortuna sarà anche cieca, ma la sfiga ci vede benissimo. Quella zoccola. Visto che era magnanimo optò per una ripartizione alla pari tra noi e la Fortuna stessa. Metà della nostra vita e delle sue disgraziate vicende dipendono dalla zoccola. L’altra metà da noi. Quindi, morale, rimboccatevi le maniche, ma non incazzatevi troppo se le cose non vanno proprio come avevate previsto. È colpa della zoccola, non potete farci niente.

È un po’ questo, a mio avviso, il filo rosso che unisce questo libro del 1989 firmato da Elmore Leonard, “Killshot”, recentemente riapparso in Italia con la traduzione di Luca Conti. Già, perché che cazzo ci possiamo fare noi se un giorno, andando con neanche troppa voglia presso una agenzia immobiliare per un incontro con il bavoso suo direttore ci imbattiamo in due criminali teste di cazzo che vogliono, dal summenzionato bavoso, un bel malloppo scopo estorsione? Soprattutto se le due teste di cazzo sono così tanto teste di cazzo da non capire – o non voler capire – che non siamo noi il direttore a cui estorcere il denaro. Anche se siamo seduti alla sua sedia da Star Trek che ci ha indotto in tentazione. Ma non siamo noi il direttore. Qui ha agito la Fortuna. Ora a noi la scelta: possiamo continuare in questa pantomima senza senso oppure considerare che la giornata prevede ancora molte cose da fare sicuramente più divertenti che stare a discutere con sti due e allora prendere il crick del nostro pick up e spaccare ai suddetti quella loro testaccia di cazzo. Wayne Colson, uno dei protagonisti del romanzo di Leonard e, almeno in linea teorica, la vittima, sceglie la seconda opzione.

Da qui iniziano i problemi per Wayne e consorte. Un mare di problemi. Perché le due teste di cazzo sono due criminali con la C maiuscola che non possono lasciare un paio di testimoni oculari in grado di farli sbattere dentro gironzolare per Stati Uniti e Canada. Uno è Armand Degas, detto Blackbird – o Bird, ma non chiamatelo così chè non gli piace -, gelido, perfetto, insuperabile killer al soldo di chi ha i soldi per pagarlo. O, eventualmente, di chi abbia una Cadillac azzurra da regalargli. La sua parola d’ordine è una: spara solo quando hai la certezza di accoppare con un solo colpo. L’altro, Richie Nix, è l’opposto di Blackbird: un minchione avanzo di galera che, invece, sparerebbe a tutto ciò che si muove, così, tanto per sentire il bum della pistola.

Ma cosa ci fanno insieme queste due antipodi di criminalità? Anche in questo caso la Fortuna ci ha messo la sua gelida manina. Blackbird non girerebbe mai con un compare del genere, è un lupo solitario lui, preferisce lavorare da solo. E proprio dopo un lavoro eseguito con la consueta maestria, mentre era intento a bersi una meritata birra fresca dopo una lunga giornata a faticare, le cose prendono una piega non prevista. Richie Nix vede sto tipo sulla Cadillac azzurra e decide di rapinarlo e poi farlo fuori. E magari fottergli pure la macchina. Ovviamente le cose non andranno proprio come previsto, Degas non è il classico carpentiere ubriaco con lo stipendio nella tasca posteriore dei pantaloni e con su attaccato un post it giallo con scritto “Stipendio. Rubami.”. E’ un tipo un po’ più cazzutto. L’ideale per passare sopra al piccolo inconveniente venutosi a creare e mettersi in affari. Almeno per il momento.

Le parti migliori del romanzo di Leonard sono l’inizio, folgorante, e la fine, un climax crescente di tensione in cui tutto può accadere. Nel corpo centrale, invece, non mancano delle pagine eccessivamente lente volte a indagare il rapporto tra i coniugi Colson. Anche se queste pagine sono funzionali al finale del romanzo non mancano di creare un inevitabile squilibrio con le vicende, parallele, della coppia di bastordoni – Degas e Richie Nix -, che diversamente scorrono sempre via che è un piacere. Leonard, inoltre, è maestro nella costruzione dei propri personaggi, che nulla concedono alla macchietta di genere, rischio costante per chi scrive questo genere di storie. Dai coniugi Colson a Blackbird, da Richie Nix al poliziotto Ferris, non c’è un solo protagonista del romanzo la cui complessità non emerga dalle pagine e tra le righe. E poi i dialoghi: sempre secchi, senza fronzoli, essenziali.

Il finale, come dicevamo, è una delle parti migliori del romanzo. Anche in questo caso la nostra amata zoccola, la Fortuna, giocherà un ruolo fondamentale. Se volete scoprirlo girate la ruota. E se ancora non ci arrivate non so che dirvi. Provate a comprare una vocale.

Da questo romanzo di Elmore Leonard, uno avvezzo a vedere le sue storie trasferite sul grande schermo (vedi Jackie Brown o Quel treno per Yuma), è stato recentemente tratto il film diretto da John Madden con il redivivo Mickey Rourke nei panni di Blackbird. A dire il vero l’interpretazione del vecchio Mickey sembra essere l’unica nota positiva del film, almeno stando a sentire le recensioni sul web di chi il film lo ha già visto. CLICCANDO QUI potete leggere la scheda del film e vedere il suo trailer.

CLICCANDO QUI potete leggere la recensione del film “Killshot” di John Madden pubblicata su Pegasus Descending.

CLICCANDO QUI, infine, potete leggere una recensione di Killshot firmata da Matteo Strukul su Sugarpulp.it.

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3 pensieri su “Killshot: la Fortuna è una zoccola

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