Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Quel pensionato di Wolverine

La prima copertina con Vecchio Logan

La prima copertina con Vecchio Logan

Vecchio Logan, la miniserie della Marvel firmata Millar&McNiven

Domanda: i supereroi e gli X-Men invecchiano? Beh, Wolverine, almeno, sì. È infatti un Wolverine di mezza età e un po’ appesantito il protagonista di “Vecchio Logan” (Old Man Logan), ultima miniserie sull’uomo lupo con le ossa di adamantio pubblicata dalla Marvel Italia e frutto della sceneggiatura di Mark Millar e delle tavole di Steve McNiven. Le previsioni parlano, per il momento, di otto numeri in scaletta, di cui cinque già usciti nel momento in cui stiamo scrivendo (fine Luglio). Altre indiscrezioni, tratte dalla rubrica “Snikt!” firmata da Luca Scatasta in calce ad ogni albo del fumetto, raccontano, inoltre, di un ipotetico ultimo numero che verrà pubblicato in un volume speciale e separato rispetto alla striscia mensile su cui sono apparsi i primi episodi delle serie. Il condizionale è in questi casi d’obbligo, anche considerando il fatto che la stessa serie non si è ancora conclusa negli Stati Uniti e che Millar&McNiven stanno procedendo a rilento nella sua realizzazione e pubblicazione, tanto da far temere una temporanea sospensione della serie che consenta ai suoi autori un margine temporale maggiore per concluderla come merita.

L’ambientazione in cui la vicenda si svolge è, grossomodo, quella narrata da Cormac McCarthy nel suo ultimo romanzo, “La strada” (ed. Einaudi), un mondo desolato e postatomico in cui la razza umana non se la passa troppo bene e, come sempre accade in questi casi, il ritorno alla natura non lascia spazio al “buon selvaggio” di roussoniana memoria, bensì all’homo homini lupus di Thomas Hobbes oppure ad un più prosaico mors tua vita mea. Peccato che il nostro vecchio Wolverine, ora trasformatosi in un pacioso contadino con tanto di moglie e figli a carico, abbia definitivamente appeso gli artigli al chiodo, trasformandosi in un pacifista da bandiera arcobaleno appesa al balcone. O almeno così sembra.

La violenza dicevamo. In un mondo in cui la legge è ormai qualcosa di polveroso e obsoleto, non resta che la forza e la prepotenza. Anche Logan/Wolverine deve piegarsi a questa legge di natura, essendo assillato dalla poco cattolica famiglia degli Hulk che, con qualche pesante insistenza, chiede il pagamento dell’affitto per l’appezzamento che la Wolverine family occupa e trovando non poche difficoltà a coltivare zucchine in un terreno che sembra quello del deserto di Atacama. A soccorrerlo ci penserà l’ormai cieco Clint Barton, un tempo Occhio di Falco, proponendogli un viaggio – pagato e all inclusive – coast to coast alla Kerouac per quelli che una volta erano gli States e che ora altro non sono che un terreno desolato preda di bande armate e talpoidi, umanoidi, forse targati Greenpeace, che inghiottono uomini e città nel tentativo di ridonare alla Terra il suo giusto e antico equilibrio.

Nel fumetto, ovviamente, c’è molto altro, a voi scoprirlo (ad esempio: quale sarà la fine dei supereroi?). Per il momento il giudizio che possiamo esprimere in merito a questa miniserie è totalmente positivo: i disegni sono ottimi e la storia sembra robusta, anche se la ventina di pagine mensili lasciano sempre l’amaro in bocca. Come spesso accade l’ideale sarebbe poterla leggere tutta d’un botto, senza neanche fermarsi per inspirare. Ma tant’è, accontentiamoci. Sperando che Millar&McNiven ci diano dentro e non ci facciano aspettare troppo. Perché il Vecchio Logan ha lo sguardo incazzato. Molto incazzato.

(con la collaborazione di Matteo Radice)

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