Sinfonia di piombo – Victor Gischler
SINFONIA DI PIOMBO (Shotgun Opera)
di Victor Gischler
ed. Revolver BD
Traduzione di Marco Piva Dittrich
Da una parte Nikki Enders dall’altra Mike Foley. In mezzo Andrew Foley, nipote di Mike.
Tutto ebbe inizio nel 1965, quando Mike, insieme al fratello Dan, si guadagnava il meritato pane quotidiano smaltendo il lavoro sporco per la mafia italo-americana di New York, di solito facendo il culo a strisce a chi credeva che il business fosse governato dalle leggi del libero mercato. E se il liberismo era un’idea, le pallottole del Thompson fischiavano che era un piacere. Poi, una sera, l’incidente: Mike ammazza una bambina in un covo di spacciatori e va in crisi. Molla il fratello, il lavoro e se ne scappa in Oklahoma dove mette su un vigneto e inizia a produrre vino, dimenticandosi il passato e chi era.
Quarant’anni dopo Andrew, figlio di Dan, ha un problema. Come il padre prima di lui, ha preso il vizio di arrotondare facendo qualche lavoretto per la mafia. Un giorno, dopo un compito facile facile, vede qualcosa che non doveva vedere e per lui cominciano i cazzi amari. Qualcuno, dall’altra parte dell’oceano, decide che di guardoni in giro ce ne sono anche troppi e che Andrew e compari vanno semplicemente eliminati. Per portare a termine la cosa, nel vero senso della parola, la migliore sulla piazza è la bella e letale Nikki Enders, killer prezzolata e spietata.
Andrew, per salvarsi le chiappe, sarà costretto a contattare lo zio Mike, tirandolo fuori dalla formalina e dal cesso arso dal sole in cui si era rifugiato, richiamando il vecchio assassino al proprio passato mai passato realmente, al proprio destino a cui nessuno può sfuggire, alla propria essenza più intima e profonda.
Non poteva partire che con il botto – e che botto – la nuova collana Revolver diretta da Matteo Strukul per le edizioni BD. E cosa c’è di meglio di Victor Gischler, autentica incarnazione di tutto ciò che Strukul e soci hanno scritto nel loro manifesto per la nuova collana? Quando si parla di rapidità espositiva e narrativa, di fluidità, di personaggi sempre sopra le righe ma allo stesso tempo reali e di trame mai banali o scontate, beh, il nostro prof di letteratura della Louisiana è forse quanto di meglio è possibile attualmente reperire sul mercato librario tanto da insidiare – lo dico? L’ho detto – Sua Maestà Joe Lansdale, forse a causa dell’incrocio tra la curva leggermente discendente del texano e quella visibilmente ascendente di Gischler. Alla produzione letteraria di Gischler, inoltre, bisogna aggiungere ormai il suo imponente numero di sceneggiature di fumetti Marvel che sta sfornando come un pazzo, roba come The Punisher, Deadpool e gli X-Men.
Anche in questo Sinfonia di piombo l’adrenalina, il sangue e le pallottole scorrono a fiumi in una continua sarabanda di qua e di là per l’America, con personaggi che nascono per durare poche pagine prima di finire accoppati per morte violenta e altri, invece, in grado di dare una pacca sulla spalla del lettore. Ma considerare Gischler solo come un ottimo pulp writer sarebbe un errore, come il considerarlo un autore di un genere da formato economico con espositore ruotante fuori da ogni buon autogrill della rete autostradale, proprio di fianco al distributore automatico di preservativi, quelli messi di fianco ai cessi pubblici. Sinfonia di piombo, infatti, ha una struttura narrativa a prova di bomba che, comprendo, a causa della rapidità narrativa e dalle trovate pirotecniche del suo autore rischia spesso di passare inosservata come, tra l’altro, dovrebbe essere per ogni romanzo in grado di appassionarci e farci tremare le vene e i polsi.
Sviluppandosi su due filoni paralleli che a tratti diventano anche quattro per poi convergere, necessariamente, tutti in un stesso, caotico e violentissimo big bang, Gischler si dimostra capace di giostrarsi, nello stesso lavoro, con generi e stili diversi, attingendo tanto al fumetto quanto al cinema. Se, infatti, Nikki Enders è la classica bad girl già vista anche in altri lavori – si pensi alla Santa di Custerlina, alla Mila dello stesso Strukul o alla Nikita dell’omonima serie – che tanto strizza l’occhio alle narrazioni e ai personaggi delle nuvolette parlanti, il Mike Foley di Sinfonia di piombo, oltre a essere un personaggio straordinario per psicologia e comportamento, ricorda da vicino la decadenza di un capolavoro come Gli spietati di Clint Eastwood per quell’insopprimibile aurea di fine di un’epoca esemplificata proprio da quel vecchio Thompson ormai pezzo da museo. Gischler narra tutto ciò in una sintesi frutto di un profondo mimetismo tra Foley e i tempi, e la vita, di quest’uomo in cui gli acciacchi, il rimorso, il dubbio e una schiena dolente sono lo specchio di un decadentismo dei costumi e dello spirito qui ritratti in maniera perfetta e puntuale, scorrendo via in punta di penna sul filo affilato della nostra anima. Lo scontro tra Foley e Nikki, con tutti gli altri, caleidoscopici personaggi secondari di mezzo, diventa quindi lo scontro tra due epoche e tra due paste, due fogge così diverse quanto simili di assassini in cui le scelte individuali lasciano il tempo che trovano, a noi, schiavi sempiterni di un destino già scritto e di una natura tiranna.
Su Pegasus Descending potete anche leggere il prologo di Sinfonia di piombo i Victor Gischler!
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