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Death Race 2 – regia di Roel Reiné

Death Race 2

DEATH RACE 2
un film di Roel Reiné
con Luke Goss, Danny Trajo, Sean Bean, Ving Rhames

Anche se Death Race 2 viene spacciato come il secondo capitolo dopo il grande successo del primo – opera  del regista Paul W.S. Anderson, qui solo produttore -, il nuovo lavoro firmato da Roel Reiné è, in realtà, un prequel, e seppur rimanendo ad alti livelli di divertimento e intrattenimento, non raggiunge le vette di autentico distillato di godimento puro della pellicola di Anderson, probabilmente uno dei migliori film di azione degli ultimi due o tre anni.

Il primo capitolo iniziava con la sfida tra Jensen Aimes e un pericoloso e misterioso pilota mascherato: Frankenstein. Death Race 2 è la storia di Frankenstein, tanto che nel titolo originale compare addirittura nel titolo della pellicola come Frankenstein Lives, andando a colmare un buco nella trama del film precedente e sfruttando appieno tutte le potenzialità commerciali di quel lavoro, nonostante l’assenza di un tamarro come Jason Statham nel ruolo di protagonista si faccia sentire in maniera decisa e la presenza di Danny Trejo, il Re dei Truzzi, sia relegata a un ruolo secondario.

Quando il criminale Carl Lucas, interpretato dal belloccio Luke Goss, si fa incastrare durante una rapina finita male, sono le porte del supercarcere privato di Terminal Island ad aprirsi. La direzione di questa moderna galera, figlia dei problemi economici degli Stati Uniti d’America e appaltata a imprese esterne che ne garantiscano una efficiente gestione così da sgravare l’annaspante bilancio pubblico federale, la direzione, dicevamo, tira fuori dal cappello una geniale idea per fare soldi: organizzare degli incontri corpo a corpo stile antica Roma e arena per sbancare l’auditel e accumulare pubblicità. I combattimenti sono all’ultimo sangue, terminando solo quando uno dei due contendenti, estratti a sorte – più o meno – tra tutti i galeotti, ci rimette le penne. Tanto della morte di stupratori, assassini, pedofili e compagnia non può fregare di meno a nessuno. Ma gli ascolti vanno così così, alla fine il web e le reti private sono piene di spazzatura del genere, programmi che sbattono sul muso degli spettatori sangue e sesso, liti e scaramucce come un Uomini e Donne qualunque o un Grande Fratello fatto al risparmio. Poi la direzione ha un colpo di genio per risollevare le sorti del programma: far gareggiare un gruppo tra i più feroci malviventi del carcere in una corsa automobilistica con tanto di missili e mitragliatori. Ovviamente all’ultimo sangue. Il vincitore, cioè colui che rimarrà in vita, avrà come premio la libertà.

Death Race 2, anche non toccando, come già detto, le vette del suo illustre predecessore, rimane comunque un film in grado di intrattenere piacevolmente per un’ora e mezza. Sullo sfondo di una serie di faide intracarcerarie, come vuole ogni storia che si rispetti ambientata in questo particolarissimo ambiente sociale, si sviluppa la vicenda di Carl Lucas, protagonista che a differenza del suo collega Aimes è in galera non ingiustamente, trasformando la fuga per la libertà del secondo in una mera lotta per la sopravvivenza del primo. Luke Goss, inoltre, a differenza di Statham non riesce a interpretare sempre al meglio un ruolo action, mentre è tutto il film ad arenarsi in una maggiore superficialità nella caratterizzazione dei personaggi che, seppure la complessità anche in Death Race non fosse mai stata una priorità, qui diventano delle prevedibili macchiette che recitano un ruolo altrettanto prevedibile e scontato.

Le scene d’azione, le mazzate, le sparatorie e le risse, per carità, non mancano e, anzi, fanno da supporto per tutta la struttura del film, anche se alcune cadute nella sceneggiatura risultano evidenti, soprattutto quando si addormenta la storia con inutili scenette di sesso e cazzatine simili. Paul Anderson, anche nelle sue vesti di produttore, sembra cercare di imprimere un ritmo analogo a Death Race, con il risultato che a tratti questo sequel che in realtà è un prequel pare sbiadire come un epigono uscito male, il fratello piccolo e scemo del primogenito di successo oppure, se preferite, come John a Lapo Elkann.

Death Race 2, quindi, si caratterizza come un prodotto altamente commerciale e figlio esclusivo del successo del primo, depotenziando l’entusiasmo frutto della visione di Death Race e conferendo alla storia e alla regia un insopprimibile retrogusto di già visto, un’appendice vermicolare nel lavoro di Paul Anderson senza alcuna pretesa se non quella di cavalcare l’onda e vedere l’effetto che fa. Manca la sorpresa e lo stupore, come se si fosse letto un romanzo e, dopo, la sua prima stesura. Beato colui che ha il coraggio di battere strade inesplorate.

Di seguito il trailer di Death Race 2 di Roel Reiné:

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