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Novità in libreria: Ladri di immagini di Luca Scarlini

Ladri di immagini

Quello dei furti di opere d’arte, per carità, non è un problema solo italiano. Però qui da noi si incula mica male, anche grazie al nostro territorio particolarmente ricco di antichità di ogni sorta e fattezza. Caso vuole che proprio in questi giorni stia leggendo l’ultimo libro di Ian Rankin, Un colpo perfetto, che romanza quanto Luca Scarlini documenta nel suo libro-inchiesta Ladri di immagini, da oggi in libreria per le Edizioni Ambiente. Se i personaggi del romanzo di Rankin, però, fanno quello che fanno per salvare alcune opere di valore dai sotterranei bui e polverosi della National Gallery di Edimburgo dove altrimenti rimarrebbero celati agli occhi di decine di migliaia di appassionati, presumo che le finalità dei reali interpreti del libro di Scarlini siano un po’ meno nobili e maggiormente motivate dall’inseguimento del vil denaro. A chi ruba arte e a chi commissiona furti d’arte non frega un emerito cazzo dell’arte stessa. Perché chi ama l’arte vuole che le opere figlie del genio dell’uomo siano visibili a tutti, in modo semplice ed economico, e non che se ne stiano a giacere sopra il caminetto del proprio salotto. Questa è volontà di possesso, non amore per l’arte e il bello, ed è tutto un altro discorso. Chi ama l’arte vorrebbe che l’incommensurabile quantità di opere non esposte al pubblico lo diventi. Provate a pensare cosa sarebbe il nostro Paese, in termini tanto culturali quanto economici, se ogni comune, anche il più piccolo, potesse giovarsi di uno spazio in cui sono esposte alcune opere attualmente sotterrate in qualche cantina pubblica. Comprendo come i Musei Vaticani o gli Uffizi non abbiano spazio per esporre tutto, che Roma è piena di anfore, ciotole, bassorilievi e monete di età romana. Ma se avete la ventura di abitare in un piccolo comune, beh, provate a riflettere se quelle che i curatori reputano cianfrusaglie o poco più che croste – comunque non esponibili per i più svariati motivi – potessero alloggiare proprio lì, a due passi da casa vostra, magari ben inserite in tour ed itinerari naturalistici ed enogastronomici. Provate a pensare a ciò che queste opere potrebbero instillare nei bambini e nei ragazzi con un cervello non ancora abbruttito da ciò che ci circonda e passa la televisione ogni giorno. Un conto è studiare l’arte sui libri di scuola, un altro è viverla direttamente. Allora, forse, converrete con me su come il furto di un’opera d’arte sia uno dei crimini più odiosi che si possano commettere. Perché il Bello non si ruba, ma si conserva, valorizza e assapora quotidianamente. E, magari,  si getterebbe anche qualche cartaccia in meno nell’aiuola sotto casa.  

LADRI DI IMMAGINI
di Luca Scarlini
ed. Ambiente

SINOSSI: Razzia in ambito d’arte, in un territorio, il Belpaese, in cui paesaggio e capolavori del passato si completano a vicenda. È la cosiddetta archeomafia. Un male diffusissimo, ma che non è mai stato una priorità di denuncia. Il commercio clandestino delle opere d’arte italiane è un business ricchissimo, che coinvolge mafia, camorra e sacra corona unita, oltre a persone del mestiere senza scrupoli e musei. E poco importa che lo scempio venga perpetrato a puro scopo di lucro o spinti dalla necessità di fare cassa, liquidando patrimoni ritenuti ingombranti o troppo complessi da conservare. E così, i nostri capolavori finiscono per impreziosire uffici di burocrati, sedi di ambasciate o dimore dei potenti di turno. Ladri di immagini racconta come il mercato dell’arte rubata in Italia esista e si diffonda malgrado tutto. Tanto di arte ne abbiamo perfino troppa, nel più grande museo del mondo.

«L’immagine che i ladri rubano non è solo quella di un quadro o una statua, un’anfora o un frammento di mosaico: è anche quella di un paese che a ogni furto di opere, perde, giocoforza, un pezzo della propria identità. Sembrano parole dettate da un eccesso retorico, dal piacere di un bel discorso, ma decisamente, che lo vogliamo o meno, è questo uno dei temi centrali della vita italiana nei prossimi anni».

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