Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Ma i giovani diventano ancora vecchi?

Benjamin Button

Che l’Italia non sia un paese per giovani ormai lo si ripete un po’ in tutte le salse. Che poi dovremmo anche metterci d’accordo su cosa intendiamo quando parliamo di “giovani”. Gianfranco Fini è un giovane cavallo di razza della politica italiana, il futuro candidato di un’area che prima faceva riferimento al centrodestra, oggi non si sa. È un ultrasessantenne ipernavigato. Conosco quarantenni che sono delle belle speranze, sono i giovani. Ergo, purtroppo o per fortuna, io sono un bambino, sono praticamente al pari di mio figlio che ha un anno e mezzo. E però poi, quando ti imbarchi in quella magica avventura che è la ricerca di un lavoro, qui nel Belpaese, beh, avete almeno cinque anni di esperienza? No? Mmmm, grazie le faremo sapere. Qualcuno si è inventato la laurea breve, tre anni e tutti a caccia di un posto più o meno fisso. Però, non hai fatto la specialistica? Guarda, i concorsi in amministrazione comunale sono solo per chi la terza media oppure la specialistica. Ah, sì, i candidati devono avere un cognome che inizia con la C, tra i 35 e i 35 anni e mezzo, nati nel mese di Giugno il giorno 18. Non avete queste quisquilie di caratteristiche? Sognatevi il posto. Se siete in quella fascia d’età che viene definita giovane, che siate bamboccioni di padoaschioppana memoria oppure no, potete ulteriormente deprimervi per la vostra condizione leggendo il libro di Marco Iezzi e Tonia Mastrobuoni Gioventù sprecata – Perché in Italia si fatica a diventare grandi, edito da Laterza. Poi vi sparate un colpo in testa e basta.

Però se gestite un blog letterario, diamine, qualche buona notizia c’è. Tutti scrivono e gli scrittori under quaranta sembrano spuntare fuori come funghi. Come sempre gli altri Paesi sono di qualche decennio avanti e se avete qualche talento – e tutti ne abbiamo, almeno uno – letterario trovate riviste come Granta o McSweeney’s in grado di valorizzare le vostre qualità. Qui dovete fare la questua delle sette chiese e sperare di incontrare un editor illuminato e che abbia voglia di scommettere. Rileggetevi quanto rilascio proprio a Pegasus Descending dal bravo Adamo Dagradi, autore de La felicità dei cani, oppure ascoltate sul blog dei Corpi Freddi la bella e interessante videointervista ad Andrea Camilleri. Il papà di Montalbano ci ha messo dieci anni dieci a farsi pubblicare il suo primo romanzo, Il corso delle cose. Sul tema “giovani scrittori” intervengono anche due articoli scovati in rete, uno su La Stampa firmato da Maurizio Cucchi e un secondo per Il Sole 24 Ore a firma di Stefano Salis che riprende un dibattito iniziato sulle pagine de Il Domenicale.

E, rimanendo in tema, non so come possa essere definito Jonathan Franzen, autore del a mio avviso un po’ sopravvalutato Le correzioni. Comunque, uno dei giovani scrittori americani di maggior successo torna nelle librerie americane con un nuovo, enciclopedico lavoro, Freedom, di cui Roberto Bertinetti parla su Il messaggero. Sulle pagine della stampa americana si trovano articolesse e recensioni a go go su questo lavoro dell’ex enfant prodige della letteratura made in States, ma lascio agli interessati il piacere di farsi un giro tra le pagine del New York Times o del Los Angeles Times, di cui invece riporto un articolo di Sarah Weinman sul nuovo lavoro di Don Winslow, Savages.

Infine, per concludere questo primo appuntamento del post pausa estive con Il brusio della rete, un articolo in cui ancora Roberto Bertinetti rivela come sarà l’acclamato Jeffery Deaver a scrivere la nuova avventura di 007, mentre su La Stampa un ricordo di Charles Bukowski per gli irraggiungibili novant’anni di uno scrittore alcolizzato e un po’ sopravalutato e di cui Castelvecchi ripubblica anche una biografia firmata da Paolo Roversi intitolata, ma guarda te, Charles Bukowski. Almeno non ci sono dubbi sull’argomento trattato.

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