Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

Far Cry

La locandina di Far Cry

Per la rubrica “Serata Blockbuster” di questa settimana Pegasus Descending pubblica la recensione di:

FAR CRY
di Uwe Boll
con Til Schweiger, Emmanuelle Vaugier, Udo Kier

In origine fu il videogioco. Poi arrivò il film. Infine chissà, magari a qualcuno salta in testa di scrivere un romanzo con Jack Carver, il protagonista di “Far Cry” nel film interpretato da Til Schweiger, a rompere il culo al cattivo di turno.

Entro nel Blockbuster in cui, fottuto il mondo, lavoro e devo scegliere un film da recensire per la rubrica di Pegasus Descending. Nonostante la settimana preveda delle uscite interessanti nel genere da me trattato sul blog, i turni lavorativi mi impediscono di vederli. Sono tutte le sere della seconda metà della settimana in negozio, non posso vedere un cazzo di niente. Le cose migliori o reputate tali le ho già recensite nelle puntate scorse, devo ripiegare necessariamente su uno dei tanti B-movie che mai mancano in parete. L’occhio mi cade su “Far Cry” di Uwe Boll. Vi chiederete chi minchia sia Uwe Boll. Beh, me lo sono chiesto anch’io, ma chissene. Non sono stato attirato dal nome del regista o dall’altisonante titolo che immediatamente ricorda l’omonimo e ben più prestigioso videogioco, ma dal suo protagonista che col suo faccione riempie tutta la copertina del film: Til Schweiger.

Se Uwe Boll lo si può anche non conoscere e continuare a fare una vita tranquilla e tutto sommato normale, se non conoscete Til Schweiger mi offendete. Significa che non amate il cinema e i suoi personaggi migliori. Certo, non vi sto interrogando sulla sua filmografia completa o su quanto sia bravo o non bravo. Mi basta che mi diciate un nome. Uno solo: Hugo Stiglitz.

Se ancora il nome non vi dice niente, basta, siete senza speranze e vi vieto di proseguire nella lettura di questa recensione. Non ve lo meritate. Hugo Stiglitz è il Sergente Hugo Stiglitz, uno dei bastardi ammazza nazisti dei “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino. Ah, cazzo di un Andrea, hai ragione, adesso ricordo. Se almeno dite o pensate questo sobbalzando sulla sedia davanti al computer vi perdono, nella mia magnanimità, anche se non siamo più amici come prima. Qualcosa si è incrinato tra di noi. Quando una mi mette un paio di corna da cervo a primavera perdo la fiducia. Non posso farci niente. Sarò fatto male.

Se però guardate “Far Cry” sperando di ritrovarci lo Schweiger dei “Bastardi” non potrete che rimanerne delusi. Il film, come già detto, si presenta come un B-movie tutto azione, mazzate e sparatorie e questo è; da questo punto di vista mantiene tutte le sue promesse. È il classico film da Rete Quattro e due di notte d’agosto, elementi questi che fanno ormai una categoria a sè stante identificando un nuovo genere: il notturno di Rete Quattro il cui gran visir è Steven Seagal. Che Dio l’abbia in gloria.

Da buon B-movie di razza “Far Cry” è pieno zeppo di cliché. Abbiamo infatti il duro buono che ne ha le palle piene di guerre e ammazzamenti, ma a causa di una bella topolona che gli ammicca viene richiamato all’ordine e deve ricominciare a menare le mani. Abitudine che mai si dimentica. Poi abbiamo un colto scienziato senza scrupoli, tanto intelligente quanto figlio di puttana, che mentre orchestra mostri geneticamente modificati in grado di rimbalzare le pallottole e far fuori da soli un intero esercito, ascolta Bach dipingendo non si sa bene quale capolavoro. La bella topolona di cui sopra finisce tra le grinfie del cattivo e il buono cazzuto corre a salvarla. Amore e morte. The end.

“Far Cry” va preso e visto per quello che è e per quello che può dare: una bella serata virile tra amici nerboruti, bevendo birra e mangiando patatine. Unica regola: rutto e scoreggia liberi. Il doppiaggio è infatti abbastanza scadente, la trama banale e scontata, gli attori si vestono di stereotipi per portare a casa la pagnotta. Però il film si lascia vedere e anche i vari Rambo e Predator, a ben pensarci, appartengono a questa genia. E sono Storia del cinema.

La cosa più interessante, infine, è il meticciato narrativo di cui “Far Cry” è l’ennesima espressione. Sempre più le storie vengono narrate mediante canali comunicativi non più tradizionali – il libro e il film – ma attraverso videogiochi o giochi di ruolo on line. In questo modo nascono grandissime narrazione. Si pensi, tanto per citare un esempio, a World of Warcraft. È sempre più facile e frequente che le medesime storie saltino da un mezzo all’altro, che dal videogioco passino al cinema o al libro, dal libro al film, dal film al videogioco. Gli esempi che possono essere fatti sono decine, forse centinaia. E sottovalutare questo nuovo modo di raccontare storie sarebbe a mio avviso un atteggiamento miope e inutilmente elitista. Da torre eburnea. Da minchioni.

CLICCANDO QUI potete vedere il trailer di “Far Cry”.

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