Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

L’inseguitore? Già visto, già letto

Linseguitore

L'inseguitore


L’INSEGUITORE
di Matt Hilton
ed. Longanesi
Traduzione di Stefano Mogni

Sapete quali sono le recensioni più difficili da scrivere? Quelle il cui oggetto d’analisi è un’opera mediocre, sia essa un libro oppure un film. È dura trovare qualcosa da dire per riempire la paginetta, per buttare giù almeno quelle tremila battute che siano in grado di rendere un articolo decoroso o, quando va bene, di giustificare gli spiccioli che qualche rivista è disposta a pagare per pubblicare le tue dotte elucubrazioni.

Mi trovo a fare questa introduzione nel tentativo e con la speranza che, come spesso mi accade, scrivendo e scrivendo mi venga l’ispirazione per dire qualcosa di buono. Mi succedeva la stessa cosa, porca merda, tutte quelle volte in cui mi trovavo davanti al mio portatile da quattro soldi dovendo scrivere le famigerate tremila battute sul palio delle galline o sulla sagra della patata di questo o quel paesello del ridente Verbano Cusio Ossola. Puoi rimanere affascinato dalle performance della gallina ovaiola Oba Oba, ma scriverne due colonne è ben altro discorso, credetemi.

Va bene, scusate, sto divagando non sapendo cosa dire de “L’inseguitore”, osannata opera di Matt Hilton, talmente pubblicizzata che, mannaggia a me, l’ho pure messa insieme a Dennis Lehane, James Lee Burke e Christian Lehmann in un passato post intitolato “Prossimamente in libreria: un poker d’assi”. Cambio il titolo: “Prossimamente in libreria: un tris d’assi”.

Non è che “L’inseguitore” faccia poi così cagare come potreste aver erroneamente intuito dalle mie righe sopra, il problema consiste nel suo essere uno di quei tanti libri che leggi e dopo due ore non ti ricordi più una mazza, che scorrono e passano, indifferenti. A chi mi dovesse chiedere perché leggere “L’inseguitore” risponderei con un’altra domanda, anche se so che non è cosa da persone per bene: hai mai letto Lee Child? Robert Crais? Barry Eisler? Se la sua risposta fosse negativa gli ribatterei perentorio: allora cazzo perdi tempo con Hilton? Leggili. Se la sua risposta, diversamente, fosse affermativa gli direi di lasciar perdere, non troverebbe niente di nuovo sotto il Sole.

È questo il peccato capitale del primo romanzo di Matt Hilton, libro che sembra aver fatto andare fuori di testa tutti gli anglosassoni, tanto da riuscire a strappare alla sua casa editrice inglese un bel contratto per altre cinque opere con Joe Hunter (Hunter… che fantasia!) protagonista: la mediocrità. “L’inseguitore” è una sorta di collage di 300 e rotti pagine di altri libri di altri autori, tutto già visto, tutto già letto. Dopo poche pagine e l’aver inquadrato i personaggi e la situazione in cui si trovano sai già come andrà a finire, come sarà il redde rationem e chi vincerà e chi morirà.

Intanto, però, ti sarai anche un po’ incazzato perché Joe Hunter è un personaggio nazionalpopolare, non può essere un antieroe brutto, sporco e cattivo come piace a noi, certo che no, ma deve essere una sorta di pizza quattro stagioni, deve piacere un po’ a tutti. E allora è ovviamente tormentato per i tanti cattivoni terroristi baffuti e barbuti che ha fatto secchi nel passato (“Solo chi ha tolto la vita a un altro uomo può capire quali fantasmi infestassero la nostra mente in quel momento. Rink aveva ragione: per quanto uno provi a seppellirli, i ricordi non ti abbandonano mai” [pg. 105]), però quando due briganti da strapazzo cercano di accopparlo con un confettino rovente sputato da un pistolone lui come si comporta? Li ammazza direte voi, uno così che altro può fare? E no, amici miei, Joe Hunter deve vendere anche a quei bacchettoni puritani di yankee, quindi ad uno spacca solo il naso, mentre all’altro spara in un ginocchio. Francamente c’è solo una cosa che mi dà più fastidio, in un libro, del moralismo: il moralismo da quattro soldi, da recupero esami del Cepu. Joe Hunter è come Tex Willer. Dà la caccia a un assassino spietato per un tomo altro tre centimetri, ci gonfia due palle così con il fratellino rapito poi, quando potrebbe con il suo comprare Rink (diminutivo di Rinkoglionito?) fare fuori il cattivo che ha già dato ampiamente prova delle sua abilità di combattimento etc. prendendolo alle spalle con un colpo di fucile che fa? Gli urla “getta la pistola”. Cazzo, ma spara! Che barba, che noia. Moralismo da quattro soldi. Soldato spietato sì, ma poi non così tanto. Sono una macchina da guerra, ma alla fine avrei voluto coltivare rose e viola per tutta la vita leggendo Marguerite Yourcenar. Come vuole il regolamento? Il primo colpo in aria.

Per questo amo Joe Pike e Robert Crais. Lui l’avrebbe fatto secco alla prima occasione. Poi si sarebbe aggiustato gli occhiali da sole e la canotta. Tutto lì.

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8 pensieri su “L’inseguitore? Già visto, già letto

  1. Pingback: Prossimamente in libreria: un poker d’assi! « Pegasus Descending

  2. Orca l’oca la gallina ovaiola Oba Oba poi, passavo di quì per una boccata di Malboro e mi ristrovo un ” warning “poveroMattpovero, avevo sentito delle recensioni egregie stile strada spianata per il successo, maccome fa a scrivere così bene e via cantando..tutto un coro di osanna suvvia, ma alla fine della fiera sembra meschinetto meschinetto…intervista a Zeltserman fatta a giorni la pubblichiamo leggi qualcosa di lui vedrai è un tipo tosto…ciao Giulia

  3. Cazzo, me la ricordo ancora la gallina Oba Oba, vincitrice del primo palio delle galline della festa patronale di Villadossola, le feci pure la foto poi pubblicata sul giornale…Che amarezza!

    Sul Matt che ti devo dire, pure io ero finito nella rete degli osanna, l’avevo messo con il mitico JLB, l’ottimo Lehmann e, mi dicono, il superbo nuovo Lehane, ma non vale quello che si è scritto o magari sono io che non capisco più una mazza (cosa, tra l’altro, assolutamente possibile!). Corpi Freddi gli ha dedicato, diversamente da me, una recensione positiva ad esempio…

    Su Zeltserman mi hai proprio incuriosito, su Anobii l’ho messo nella mia lista dei desideri scoprendolo nella tua libreria, appena passo dalla libreria (non virtuale) lo ordino, sperando di trovarlo, sembra uno tosto. Ovviamente aspetto l’intervista su liberidiscrivere!

    A presto

    Andrea

  4. Ecco è uscita oggi http://liberidiscrivere.splinder.com/tag/dave+zeltserman
    e ti preannuncio che stiamo intervistando anche l’ottimo Lehmann, proprio oggi stiamo prendendo accordi sarà buffo io gli scrivo in inglese lui mi risponde in francese se c’è qualche domanda che vorresti fargli dimmelo che la accludo alle mie ciao

    Giulia

  5. Ciao Giulia,
    volo subito a leggere l’intervista a Zeltserman, ero giusto on line che ho aggiornato il blog con un pezzo su una nuova miniserie della Marvel, imperdibile!

    Grande Lehmann, in effetti ci sarebbe una domanda (o forse due):
    1) Più che un noir, non ha forse scritto un romanzo sulla solitudine? Tutti i personaggi, anche se in modo diverso, sono tremendamente soli.
    2)Ha visto la copertina all’edizione italiana della Meridiano Zero? Non è perfetta per riassumere in un’immagine il senso profondo del libro? Personalmente mi ha ricordato le marine del pittore italiano Sandro Luporini…
    3)Cos’è per lei il noir? Come sta accadendo per molti altri scrittori definiti di genere, non trova che il noir stia sempre più diventando solamente un pretesto per parlare di altro, che sia l’Uomo, la società, la provincia, le nostre paure, distanziandosi sempre più dai clichè del genere?
    4)Lei è scrittore, giornalista, medico. Tre professioni diversissime, ma è forse in grado di trovare un filo rosso, delle caratteristiche, delle attitudini di chi le svolge in grado di accomunarle?

    Ecco, alla fine le domande sono diventate quattro… Spero vadano bene e possano essere utili a conoscere meglio uno scrittore e il suo lavoro! “Il seme della colpa” dovrebbe essere il mio prossimo libro recensito su Pegasus Descending, appena esce la vostra intervista le metto il link, sarà interessantissima, Lehmann mi ha veramente sorpreso (altro che Hilton).

    Un altro colpaccio della Meridiano Zero!

    Andrea

  6. Visto che Dave è un tipo simpatico :) molto noir nel vero senso della parola colpisce allo stomaco…ora traduco subito le tue domande per Lehmann e se vuoi ti cito nell’intervista ….grazie alla collaborazione di…quando uscirà la tua recensione metto poi un link anche io… ora vado a leggere Marvel e soci a presto

    Giulia

  7. Ok perfetto, grazie mille, ci sentiamo alla prossima!

    Andrea

  8. Pingback: Novità in libreria: Giano bifronte (anzi quadri) « Pegasus Descending

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