Pegasus Descending

Pulp, thriller, hard boiled, noir

C’era una volta nella Francia occupata dai nazisti…

Brad Pitt in Bastardi senza gloria

Brad Pitt in "Bastardi senza gloria"


Bastardi senza gloria
di
Quentin Tarantino
con
Brad Pitt, Eli Roth, Michael Fassbender, Christoph Waltz, Diane Kruger

“C’era una volta nella Francia occupata dai nazisti…”

Insomma, i fatti li conoscete, anche se avete sempre preso 4 sulla pagella. Nella prima metà degli anni ’40 dell’ormai secolo scorso la Francia fu invasa dall’esercito tedesco, a cui fece immediato seguito l’arrivo delle famigerate SS con il compito di prendere quanti più ebrei fossero capitati loro a tiro, possibilmente tutti, e ammazzarli. Non starò qui a dilungarmi sui motivi che indussero un Paese tra i più avanzati del mondo come la Germania a gettarsi tra le braccia di un pittorucolo da strapazzo come Hitler (cazzo fai a votare uno con quei baffetti lì e quella frangia ciuffata o ciuffo frangiato?), rimando chi fosse interessato al bel libro di Ian Kershaw (ed. Laterza) intitolato “Hitler e l’enigma del consenso”.

Ma qui finisce la Storia e inizia la storia, quella firmata da quel geniaccio di Quentin Tarantino e cristallizzata nel suo ultimo lavoro, il magnifico “Bastardi senza gloria”. Mentre i tedescacci ammazzano e deportano a destra e a sinistra, l’esercito alleato sbarca in Sicilia risalendo piano piano l’Italia. Tra i soldati protagonisti di questo evento c’è un tenente, tal Aldo Raine, che ha la faccia sputata sputata di Brad Pitt. Il nostro mette su una bella squadra di otto ebrei incazzati neri per fare il culo ai nazisti che se la spassano in territorio francese. Gli otto hanno con Raine/Pitt un debito: “Ognuno di voi dovrà portarmi almeno cento scalpi di nazisti… E io voglio i miei scalpi!!!”. Chiaro, no?

Dall’altra parte della barricata c’è il tedesco nazista più fottutamente tedesco nazista che la storia del cinema si ricordi. Implacabile, crudele, scaltro come una faina, più figlio di puttana di un figlio di puttana. Impossibile fargliela. Non a caso è stato promosso per queste particolarissime qualità al rango di colonnello delle SS, con l’oneroso compito di dare la caccia a quei pochi ebrei che sono riusciti a sfuggire alla prima ondata di assassinii e deportazioni. Si chiama Hans Landa ed è interpretato dal, fino ad oggi, semisconosciuto Christoph Waltz.

Impossibile che tra i due non si arrivi a un confronto, anche perché la squadra di Raine è fin troppo abile nel compiere il proprio lavoro, creando non pochi problemi, in termini materiali e di propaganda, all’avanzata tedesca sul suolo europeo. Sarebbe troppo facile e scontato il finale con i buoni che uccidono i cattivi e dopo il “c’era una volta” il sempiterno “e vissero felici e contenti”, non sarebbe da Quentin, che infatti si lancia a peso morto in una operazione ucronica, reinventando, cioè, la Storia e il suo corso. C’è gran parte di Tarantino in questo film, potrebbe quasi essere definita una sua opera manifesto, un compendio di tutto ciò che ha fatto finora e che lo appassiona nella vita. In primo luogo il cinema stesso, in tutte le sue forme e sfaccettature. Non è un caso, infatti, neppure il titolo del film, dichiarato omaggio al nostro Enzo Castellari e al suo “Quel maledetto treno blindato” (negli States uscito come “Inglorious Bastards”) del 1977, B-movie della serie spaghetti-western che tanto ha affascinato il giovane Tarantino.
Non c’è ne frega un beneamato cazzo della Storia, siamo al cinema e vogliamo vedere fiction, vogliamo vedere raccontare storie, far funzionare la nostra immaginazione, reinventare la realtà fisica, una volta tanto, come piace a noi. Altrimenti mi guardo un documentario di History Channel, non vi pare? E allora siamo rimasti affascinati da due prove attoriali semplicemente gigantesche: da una parte un Brad Pitt a nostra memoria mai così bravo, capace di rivestire un ruolo in cui compare poco (considerando che il film dura due ore e venti) e parla ancora meno, comprimendo tutto ciò che deve trasmetterci in una fenomenale mimica facciale che, credetemi, rimarrà nella mente dello spettatore e troverà ben presto decine di epigoni. Da far vedere nelle scuole di recitazione, garantito al limone. Dall’altra parte c’è poi il bastardissimo Christoph Waltz, non a caso premiato nel recente festival di Cannes come miglior interprete maschile. Perché, a chi diavolo volevano darlo altrimenti? Anche in questo caso, chi d’ora in poi vorrà interpretare un nazista non potrà fare a meno di guardare a Waltz a al suo colonnello Hans Landa. C’è poco da fare amici miei!

E poi tanto, tantissimo Quentin: l’ironia, la beffa, la sparatoria in una stanza, una colonna sonora magnifica, le donne, la morte inaspettata di alcuni personaggi principali (tutti importanti, nessuno indispensabile: il cinema va avanti lo stesso, sembra volerci dire il regista), la violenza talmente esasperata che diventa parodia di se stessa. Infine la fantasia, l’immaginazione visionaria, alcune tra quelle poche cose che ci distinguono dagli animali. Già.

“Questo potrebbe essere il mio capolavoro” (?)

CLICCANDO QUI potete vedere il trailer di “Bastardi senza gloria” e leggerne la scheda completa.

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10 thoughts on “C’era una volta nella Francia occupata dai nazisti…

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  3. Bellissima recensione, bravissimo! D’accordo con te in tutto e per tutto, anche Eli Roth è superlativo. Non vedo l’ora che esca l’home video per riguardarmelo con calma altre 5 o 6 volte.

  4. Da strasfegatato amante di Tarantino, con il cuore che ancora mi sanguina vi dico che questo film non lo incenserei troppo. Crocifiggetemi pure, ma a me, i dialoghi (da sempre punto forte della produzione Tarantiniana), sono sembrati poco incisivi e alcune gag veramente scontate. Per il resto, un ottimo film.

  5. @Walt: ehilà Walt, anche secondo me è un film da mettere in bacheca, sono curioso di vedermelo in lingua originale, perchè ho trovato che la scelta di far parlare i vari personaggi nella loro lingua sottotitolandoli sia stata più che ottima. Mi ha sorpreso, ad esempio, appurare che in “Operazione Valchiria” – tra l’altro ottimo film – i nazisti parlino tutti in inglese…Eli Roth è stato grande pure lui, veramente un “Orso ebreo”! Ma ti devo confessare che il mio personaggio preferito è stato Hugo Stiegliz, mi ha fatto impazzire dalle risate!

    @Al: ciao mitico, a me il film ha divertito, anche considerando che Tarantino ha affrontato un tema e una ambientazione per lui del tutto nuova, anche se comprendo che, all’interno della sua produzione, a molti fan possa essere piaciuto maggiormente un altro film (io adoro “Pulp fiction” ad esempio). Se però lo confronto con quello che passa il cinema lo trovo un film straordinario, un film fatto di idee, nella parte iniziale con una regia super, in grado, spesso, di spiazzare lo spettatore. Per non parlare poi degli attori pirncipali, di cui ho già parlato nel post. L’unica critica che potrei muovere a “Bastardi senza gloria”, invece, riguarda la parte centrale del film, in cui c’è qualche scena un po’ fiacca e che rischia di far calare l’attenzione nei confronti del film. Per il resto, grande Quentin!

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  9. Paolo Sizzi on said:

    Il solito penoso film fantascientifico americano.
    Evidentemente l’unico modo per le saponette di Holly-Jud di esorcizzare la propria paura nei confronti degli unici veri nemici che l’Ebreo abbia incontrato lungo il suo parassitario cammino sulle nostre schiene: i baluardi nazionalsocialisti di Germania.
    Adesso ci vuole un bello splatter di Gibson sull’entità sionista e Tzahal, l’esercito u$raeliano.

    • Non cancello questo commento perchè lo “utilizzo” come monito per tutti gli altri lettori: non posso tollerare commenti di questo genere. Qui si parla di film e di libri. Stronzate filonaziste e oscenità volte a giustificare violenze e genocidi o qualunque altra mancanza di rispetto nei confronti di terzi e di persone che hanno sofferto verranno immediatamente censurate senza ricevere risposta. Chi volesse proseguire in questo proprio percorso lo può tranquillamente fare su un proprio blog, non su questi spazi. Spero di essere stato sufficientemente chiaro e di non dover più tornare sull’argomento.

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