ATTRAVERSO IL FUOCO
di Robert Crais
ed. Mondadori
Traduzione di Annamaria Raffo
Per me leggere un romanzo di Robert Crais è principalmente uno stato d’animo.
Sì, amici miei, mi è capitato raramente, ma è successo che nella mia mente siano rimaste impresse più che la trama o i personaggi di un libro, le sensazioni che la lettura di quel libro stesso mi ha trasmesso, l’atmosfera da esso creata, il luogo o il particolare momento dell’anno in cui mi trovavo. Tutto ciò mi è accaduto, ad esempio, per la lettura di “Stato di paura” di Michael Crichton. Rimpiango ancora e guardo ad esse con estrema tenerezza e nostalgia le notti di dicembre passate nel letto, sotto una montagna di coperte, a scorazzare di qua e di là per il globo inseguendo la narrazione del compianto scrittore americano. Cosa analoga può dirsi per i romanzi di Crais e per la sua straordinaria coppia di detective privati, Elvis Cole/Joe Pike.
Il primo romanzo della serie che lessi fu “La squadra”. Un mio amico era in ospedale e volevo fargli un regalo. Conoscendo la sua passione per polizieschi e romanzi d’avventura mi buttai sull’edizione economica del primo romanzo di genere che mi passò sotto mano. “La squadra”, appunto. Ero in un grosso supermercato e ricordo che, dopo una notte di riflessione, tornai il giorno dopo per comprarne un’altra copia per me. Non ne conosco il motivo, ma mi sentivo irresistibilmente attratto da quel romanzo di cui avevo letto le cinque righe in quarta di copertina. Ma si sa, ha sempre ragione Blaise Pascal: il cuore possiede delle ragioni che la mente non può capire. Anche se questo aforisma può apparire più adatto a un Bacio Perugina che a una seriosa recensione del vostro blog preferito, mi pare sempre estremamente vera, quantomeno realistica. Da allora mi sono andato a cercare, e leggere, quasi tutti i romanzi di Robert Crais con la coppia Cole/Pike protagonista, ritrovando sempre la medesima sensazione di quiete intorno a me, una rilassatezza dalle angustie della quotidianità che non ho trovato, diversamente, nella miriade di altri scrittori che ho letto, alcuni dei quali mi hanno dato anche molto di più in termini meramente intellettuali, ma pochi sono stati capaci come Crais di farmi dire ok, wait, relax, Andrea fermati un attimo e goditi sto libro.
Tutto ciò che ho appena detto vale, ovviamente, anche per l’ultimo libro di Crais pubblicato in Italia, quel “Chasing Darkness” la cui terribile trasposizione italiana, “Attraverso il fuoco”, rende in modo irrimediabilmente scarso il contenuto del romanzo e l’abisso in cui Elvis Cole, nolente, si trova immerso. Non è infatti facile per “il miglior detective del mondo” accettare l’idea di aver contribuito in modo decisivo a scagionare un sospetto serial killer che, dopo il suo rilascio, ha ammazzato altre due ragazze a seguito delle cinque iniziali, per un totale di sette omicidi. Però così è o almeno sembra essere. A Cole non resta quindi che fare quello che sa fare meglio, mettersi a scavare tra i dettagli di ogni vicenda su cui è impiegato, farsi largo a spallate tra le reticenze della polizia, che non ama molto investigatori privati troppo invadenti e vestiti con una camicia hawaiana, guardare al di là delle apparenze e dei trompe l’oeil disseminati dal vero colpevole.
Alla fine il canovaccio che Crais segue nella composizione dei suoi puzzle narrativi è sempre il medesimo: un pezzo dopo l’altro Cole giunge a svelare la verità, anche se questa fa male e quasi mai è consolante, ma invece in grado di gettare lettore e detective in uno sconfortante abisso al limite estremo dell’umanità. In Crais tutto ciò che vedete e leggete vi inganna, i vostri occhi sono i vostri principali nemici e traditori. Ma anche la vostra unica àncora di salvezza, la vostra risorsa. Alla fine l’unico mezzo che avete, insieme al vostro cervello. È difficile beccare Crais in flagrante. È difficile dire con risolutezza ti ho fottuto Robert, l’assassino, il colpevole è lui. Sarò forse particolarmente tonto io, ma non lo becco mai. Crais mi spiazza sempre, ogni volta mi depista. È forse per questo che leggo romanzi e non faccio l’investigatore della omicidi. Sarei sempre nel sacco.
Con questo “Attraverso il fuoco” andate su un usato garantito, non potrete rimanerne delusi, sia che siate dei vicini di casa di Elvis Cole – a proposito, voglio anch’io una vicina di casa come la sua, una che si alza la maglietta e fa vedere le tette! – sia che lo scopriate per la prima volta. Crais vi fa sempre un riassunto del contorno in cui vi muovete: chi è Joe Pike, la casa di Cole, il gatto incazzoso, Lucy in the sky with diamonds.
L’unica pecca riscontrata, ma è una cosa del tutto soggettiva, è il ruolo estremamente, troppo marginale dato a Pike in questo “Attraverso il fuoco”, non compare quasi mai e quando lo fa si limita a coprire la spalle a Cole, il one man show. Ma forse è tutta una strategia di Crais per farci venire l’acquolina in bocca, per farci sentire la nostalgia di uno dei duri più duri del romanzo poliziesco americano, visto che a breve sbarcherà pure nel nostro Paese “The first rule”, romanzo in cui Pike sarà protagonista assoluto e un tantino arrabbiato. E voi già sapete che è bene non farlo incazzare il nostro Joe. La prima regola.
CLICCANDO QUI potete leggere un articolo pubblicato su ThrillerCafè in cui Robert Crais parla dei suoi personaggi, della loro nascita e del perchè sono come sono. Da non perdere!









